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Il peperoncino fresco calabrese, un gusto schietto che soprende…anche sul web!!

Il peperoncino calabrese, praticamente l’icona della gastronomia della regione: una verità inconfutabile, considerando l’utilizzo che in Calabria se ne fa e, da solo e/o unito ad altre eccellenze tipiche del territorio, da vita ad innumerevoli sperimentazioni gastronomiche portate sul mercato per tener alto il buon nome della cucina di queste terre.

Inconfutabile, ancora, perché non manca famiglia calabrese che non dispone sul proprio balcone di casa di una piantina (pur minima!!) di peperoncino, alla quale far rifornimento alla “bisogna”, quasi fosse una botte di vino.

Inconfutabile, infine, perché in suo nome è stato creata l’Accademia Italiana del peperoncino, organizzazione nata nel 1994 proprio in Calabria con l’intento di approfondire e diffondere in Italia - e non solo - la “cultura piccante“: lo dimostrano le tante delegazioni presenti in importanti città estere quali New York, Tokyo, Parigi, Monaco, ecc. Nel buon nome e nel logo di questa associazione la sua immagine spicca in bella mostra, incuriosendo ed ammaliando gli appassionati del buon cibo.

Il suo gusto schietto e sincero, la sua forza e nel contempo la sua delicatezza, le sue alte qualità aromatiche, terapeutiche e non solo,  sono racchiuse in questo prezioso baccello che in Calabria ritrova un sapore unico ed esclusivo, visto che il suo utilizzo ha dato qui vita a referenze sempre nuove, diverse ed accattivanti: così ha partorito la confettura o il miele al peperoncino, la bomba calabrese, la pasta tipica e già di suo “rossa”, la marmellata di agrumi piccante, oltre a contraddistinguere, come da tradizione regionale, gli esclusivi salumi prodotti in loco: salsicce, soppressate, capicolli, lavorati in tutta la regione, e la regina incontrastata del piccante, la “nduja”!!

E sarebbe interessante poter disporre, in “ogni dove” e proprio nel momento di coltivazione e raccolta ottimale di questa spezia (…praticamente in estate!!), di un po’ di prodotto fresco “di orto”, da utilizzare in cucina per gli usi più opportuni, gustandone così il suo limpido sapore naturale; ovvero essiccarlo, congelarlo….insomma farne “conserva” per i mesi a venire.

Impossibile?? Assolutamente no: internet, a tal proposito, supera ogni frontiera, visto che vi sono siti di vendita di prodotti tipici calabresi che da agosto in poi propongono il prodotto fresco ed appena raccolto sulle loro vetrine virtuali, e per i quantitativi ottimali alla bisogna dei veri estimatori del “gusto piccante”.

E ciò senza assoluto bisogno di farne magazzino!! Tali aziende sono infatti in convenzione con contadini del luogo i quali, amorevolmente ed in tempo adeguato, hanno pensato alla coltivazione delle relative piantine: ad essi commissionano quindi “la relativa bisogna” quotidiana giusto e solo in proporzione agli ordinativi pervenuti sul portale.

Ecco quando si può parlare di vendita “a km zero” anche laddove le distanze sono di centinaia, anzi talvolta di migliaia di chilometri: il bello di internet è anche questo!!

Come ricordare al meglio le proprie vacanze?

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Scusateci, ma le confetture non sono tutte uguali: ecco le marmellate di agrumi calabresi.

Preparare la marmellata in casa è una pratica ormai in disuso, forse solo qualche nonna o qualche mamma-chioccia ci delizia ancora con questi sapori naturali, che rievocano sensazioni della nostra infanzia più o meno lontana.


 

C’era tutto un rituale da rispettare, che si concretizzava nella scelta della frutta migliore a secondo dei più opportuni periodi di maturazione, dove polpa e buccia venivano fatti a pezzettini e cotti pazientemente in pentoloni, con un continuo e costante mescolare e ri-mescolare, senza l’ausilio di pectine chimiche, conservanti, coloranti, correttori e forzature varie che potessero in qualche modo facilitare questo arduo, ma nel contempo piacevole compito.

 

 

Ecco, era con questo procedimento tramandato da generazioni che si ottenevano le migliori conserve di frutta, da tenere in dispensa come in uno scrigno e da consumare per la prima colazione, per la preparazione di dolci e (…perché no!!) da regalare, giusto per dimostrare che in cucina “ci so fare!!”: il modo migliore per protrarre nel tempo il raccolto, godendone per tutto l’anno.


 

E che dire delle marmellate di agrumi, le sole che si possono definir tali a norma di legge, visto che secondo una direttiva del 1982 dell’Unione Europea, il resto dei prodotti che sono a base di frutta ma non di agrumi può essere chiamato “confettura”.

Quegli stessi sapori, quegli aromi originali e quel gusto genuino che si possono ancora gustare nei vasetti di marmellate di agrumi della Calabria proposti in rete da portali di prodotti tipici calabresi che, nella loro strategia aziendale, hanno sempre mirato alla qualità piuttosto che al prezzo delle referenze proposte.


 

Le loro vetrine virtuali, infatti, propongono solo marmellate di frutta fresca proveniente da zona tipica di produzione (..e la Calabria può dire la sua nella produzione di arance, limoni, e clementine in particolare!!), utilizzata in tutte le sue parti (polpa e buccia), e tassativamente senza conservanti

 

 

 

L’82% della frutta contenuta racconta tutta la corposità di prodotti esclusivi, di gusti e retrogusti infiniti che si ritrovano nelle varietà arance, arance rosse ed arance e limoni (due originalità che difficilmente si ritrovano sugli scaffali della grande distribuzione), e di clementine (altra chicca ancora più esclusiva, visto che proviene dalla zona in cui il prodotto è coperto dal marchio di tutela Igp).


 

Potreste obiettare: ma le marmellate son tutte uguali!! Sbagliato; aprite un attimo la vostra dispensa e provate ad indagare nelle etichette di quelle che avete in casa: scommettiamo che non trovate più del 40/50% di frutta contenuta?? E ricordatelo: il loro consumo maggiore è fatto dai bimbi!!


 

Una particolare lavorazione caratterizza poi la marmellata di limoni: a primo impatto ci si aspetta un prodotto un po’ più acre e deciso, dunque ideale per i palati più forti. Ed invece no, perchè prima della lavorazione il frutto viene leggermente bucherellato sulla buccia ed immerso per qualche istante in acqua bollente: ecco un accorgimento tramite il quale si riesce a levare l’asprezza tipica dell’agrume, preservandone in ogni caso tutto il suo gusto.

 

 

 

Alla produzione di marmellate per così dire “storiche” si è provveduto ad accompagnare una evoluzione di prodotto, sempre sfruttando altre eccellenze tipiche della regione, quali la liquirizia ed il peperoncino.


 

Ed ecco partorita la confettura di clementine e liquirizia che si accompagna bene a formaggi cremosi con componenti acidule e struttura compatta. La “crescenza” o lo “stracchino” ad esempio, anche facendo riferimento al bel contrasto cromatico medioscuro/candido. Spalmata su di una semplice torta al cacao con copertura di cioccolato o zucchero a velo, appalesando l’eccezionale accordo cioccolato/liquirizia/marmellata, di certo apprezzato da grandi e piccini.

 

E quelle di clementine e peperoncino, o arance e peperoncino, non eccessivamente piccanti, beninteso: si tratta di un sapore che completa quello della frutta, un retrogusto ben gradito anche da chi non è abituato al sapore “deciso” del peperoncino. E’ consigliata per originali antipasti, su crostini, tortine, pane arrostito, formaggi in genere. Oppure per dare un tocco di originalità alle scaloppine di vitello, pollo o sulle carni lesse in genere (è consigliabile porre il prodotto a fine cottura). O mista con la ricotta, per guarnire salatini e pizzette da antipasto. O nell’uso dolciario: crostate (c.d. Crostata del diavolo), torte, bocconotti ed altre delizie avranno così un tono decisamente diverso.


 

E visto che anche l’occhio vuole la sua parte, anche il packaging è stato curato a modo: il vaso orcio usato in numerose referenze quasi consiglia di non aprirle e consumarle, quanto di riporle in cristalliera, piuttosto che in cucina.

 

Torna sempre, insomma, il claim ricorrente per ogni prodotto di nicchia: deliziarsi con novità, nel rispetto della tradizione. E stavolta sorprendendo anche la vista!!

I bikini più sexy dell’estate, guarda il nuovo spot di Divissima!

Dopo il successo straordinario ottenuto dallo spot Divissima, presentato prima del nuovo film Sex and the City, anche negli uffici di tutta Italia si è diffusa la voce che i mini bikini Divissima sono davvero molto sexy.

L’estate è alle porte il caldo sta per arrivare, perché non iniziare a pensare ai mini bikini da acquistare per le prossime vacanze?

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Inoltre, tutte le persone che abitano dalle parti di Milano possono fare un salto per vedere di persona la fantastica collezione Divissima 2010.
Il fashion store si trova in via del Carroccio 6, che aspettate?
E’ arrivato il momento di acquistare il bikini più sensuale di quest’anno!

Visualizza il nuovo spot Divissima : http://www.youtube.com/watch?v=P8TwMgm-QUs

Contatti aziendali:

Cristina Pascuzzi
press@divissima.it

Divissima
Via Torino, 56
20010 Bareggio (MI)

Distribuzione comunicati stampa internet
Comunicati-Stampa.com / Pivari.com
fabrizio (at) pivari.com

Rottama il tuo costume da Divissima!

Stanche del vostro bikini? Rottamatelo! Andate allo Showroom Divissima di Milano in Via del Carroccio 6 e per ogni costume che porterete, avrete uno sconto del 20% su uno dei mini bikini della nuova collezione 2010.

La voglia d’estate si fa sentire e il primo pensiero vola al costume da bagno da indossare. Quali saranno i modelli che andranno di moda per la prossima stagione? Per evitare di fare brutte figure in spiaggia, date uno sguardo alla nuova collezione 2010 Divissima.  Le proposte comprendono oltre 500 capi tra mini e micro bikini, oltre a parei e tantissimi accessori per il mare studiati appositamente per esaltare la bellezza femminile.

Per lanciare al meglio questa nuova collezione, Divissima ha pensato a un’idea geniale. “La Rottamazione” dei Bikini. Stanche del vostro bikini? Volete acquistarne uno perfetto per il vostro corpo? Andate allo showroom Divissima di Milano in Via del Carroccio 6 e per ogni costume che porterete, avrete uno sconto del 20% su uno dei mini bikini della linea.

rottama il tuo vecchio costume!

Se non volete arrivare in negozio con le idee confuse, potete iniziare a visitare il sito e-commerce Divissima.it dove oltre a vedere tutta la nuova collezione potrete scegliere con cura il costume adatto ai vostri gusti e comprarlo direttamente online.

Le proposte sono tantissime, i mini o micro bikini sono disponibili in tantissime tonalità brillanti o con fantasie originali, siete pronte a scegliere il vostro nuovo costume?

Divissima vi aspetta!

 

Contatti aziendali:

Cristina Pascuzzi
press@divissima.it

Divissima
Via Torino, 56
20010 Bareggio, 56

Pubblicazione comunicati stampa internet
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fabrizio (at) pivari.com

Inizia la bella stagione, si sperimentano nuovi gusti di gelato……ecco quello alla liquirizia!!

Che sciccheria, il gelato alla liquirizia: eccezionale d’estate (…è il gusto trendy della prossima stagione); esclusivo ed intrigante in ogni momento per via del suo sapore forte e corposo, che delizia sempre; altamente digestivo alla fine di ogni pasto importante. E’ un gusto che non molte gelaterie hanno ancora sperimentato tra le loro proposte, ed allora, all’occorrenza, ecco che sovviene il “fai da te”, anche perché, come in molti sanno, l’esclusività e l’originalità distingue e sorprende sempre gli ospiti, i commensali, insomma amici e conoscenti: della serie….“fare un figurone”!!

 

E se il gelato fatto in casa deve essere davvero buono ed unico, è inutile sottolinearlo, “occhio agli ingredienti”!!

 

Le varie ricette in rete lo propongono utilizzando la liquirizia in tozzetti, da spezzettare e tritare all’occorrenza: ma quanta fatica!!….e quanti residui, a fine lavoro!! Oppure con le classiche rondelle di liquirizia, che regalano più il sapore di gomma arabica che altro.

 

Indubbiamente la migliore preparazione si ottiene utilizzando la polvere di liquirizia, “tassativamente calabrese” (o puro succo di liquirizia), proposta in rete da siti di vendita on line di prodotti tipici calabresi: infatti, come asserito dall’autorevole Enciclopedia Britannica argomentando sulla materia prima – la migliore qualità di liquirizia “is made in Calabria”; essa proviene dalle medesime aziende che producono le confetterie derivate da questa fantastica ed esclusiva radice, mosse da uno dei principi essenziali del nostro sud secondo il quale, anche dalla liquirizia, “non si butta via nulla”.

In tali casi, infatti, il preparato che se ne ottiene non avrà residui e grumi, dato che la materia prima regala tutta la sua corposità ed il suo esclusivo gusto al gelato, sciogliendosi integralmente con estrema facilità.

 

Il procedimento suggerito per ottenere “il re” dei gelati alla liquirizia è il seguente:

 

Gelato alla liquirizia.

 

Ingredienti: polvere di liquirizia 100 g, latte 300 g, zucchero 150 g, panna 350g.

 

Preparazione: mettete in una casseruola il latte con lo zucchero e la liquerizia. Fate scaldare a fiamma bassa mescolando spesso ma senza mai far bollire fino allo scioglimento della liquerizia. Fate poi raffreddare e incorporate la panna montata. Versate nella gelatiera per circa una mezz’ora.

 

All’occorrenza, guarnire le coppette con foglioline di menta (magari surgelate) o altra ghiottoneria (confettini al cioccolato, ecc.), visto che il connubio di gusto si sposa davvero alla grande.

 

Naturalmente la polvere di liquirizia va bene se ne preferite una spolverata anche su altre tipologie di gelato: alla panna, al cioccolato, al pistacchio…..tanto, la liquirizia non vi dirà mai di no!!

Prodotti biologici della Calabria: i formaggi della Sila.

Provate un attimo a distogliere l’attenzione all’ambiente che in questo momento vi circonda, ed immaginate idealmente di trovarvi  nell’affascinante altipiano della Sila calabrese, definito autorevolmente da qualcuno “un pezzo di Svizzera casualmente caduto di mano al Signore nell’atto della creazione“: una natura incontaminata dove le morbide colline ed i primi fiori della stagione vengono accarezzati dal tiepido sole primaverile, col piacevole contrasto di un sereno e sincero cielo azzurro, silenzioso panorama moderatamente ravvivato dal tenero belato delle mandrie al pascolo.

 

Ecco, è proprio in questo contesto da favola che vengono prodotti tutti i Formaggi Biologici calabresi proposti sulle vetrine virtuali di siti di vendita on-line di prodotti tipici calabresi, che nel corso della loro attività, per via delle selezione a monte dei prodotti proposti, hanno ricevuto interessanti feed-back da parte degli utenti serviti.

 

Le varietà proposte agli internauti spaziano sempre su referenze originali, interessanti e che incuriosiscono per la loro schiettezza ed esclusività: si va così ad eccezionali caciotte e formaggi pecorine, caprini ed ovicaprini, freschi, semi stagionati e stagionati, da servire come completamento di ogni pranzo, oppure alla ricotta dura salata calabrese, da gustare grattugiata sugli eccezionali primi (fusilli, maccheroni, filei) della tradizione gastronomica della regione, magari conditi con unici e corposi sughi di carne.

 

Ed ovviamente, anche queste sciccherie non possono prescindere dall’uso del peperoncino, dato che non poche sono le varietà “piccanti”, considerando che in sede di preparazione si è provveduto all’uso di pepe rosso, tassativamente calabrese!! Un modo diverso per garantire ai formaggi il sapore schietto di “Sua Maestà” il peperoncino calabrese, onnipresente nella gastronomia regionale.

 

Naturalmente la genuinità di questi formaggi è bella e assicurata, visto che sono tutti tassativamente biologici, garantiti da certificazione Aiab e rigido controllo Icea (cod.operatore IT ICA R106 F000012).


 


Come dire…
un modo diverso per portare la natura, a tavola!!

Vizi privati (piccante sincero) e pubbliche virtù (versatilità d’uso) della nduja della Calabria.

 

La nduja è dai più riconosciuta come una delle eccellenze tipiche della gastronomia calabrese, fiore all’occhiello dei prodotti tipici della regione: un gusto unico, una schiettezza esclusiva che difficilmente si ritrova in altri prodotti artigianali delle nostra Italia.

Elaborata sapientemente e secondo antica ricetta da mani esperte, con un trito finissimo di carni di suino scelte ed adeguatamente aromatizzate, ha un sapore che spiega tutta la sua naturalità, trovando il suo acume nella forza del peperoncino, utilizzato in adeguate dosi, si da renderlo gustoso oltre la sua vena piccante. E’ importantissimo, per non dire vitale, che si crei un connubio ed equilibrio di dosi e di sapori, affinché la forza del peperoncino non nasconda tutti gli altri aromi eccezionali nascosto nel salume.

Disponibile su portali di vendita on line di prodotti tipici calabresi, viene solitamente proposta nella versione in budello naturale, originale ricetta, visto che questo salume, dopo la sua preparazione va opportunamente affumicata naturalmente; oppure in vasetto, versione molto più innovativa e pratica nei vari usi della referenza.

Ecco, abbiamo toccato un tasto dolente e, ancora per poco, limitativo di questa magnificenza gastronomica: l’uso gastronomico!!

Infatti se in tanti parlano e riconoscono nella nduja uno dei più rinomati prodotti tipici calabresi, se in molti la apprezzano per la sua schiettezza ed il suo sapore esclusivo ed originale, in pochisanno però come utilizzarla oltre l’uso più scontato: spalmata su pane, crostini e/o bruschette!!

Un lavoro intenso dei menzionati portali che propongono on line la referenza, e che hanno capito che la propria missione è quella di consigliare, oltre che vendere, ha partorito nella specifica scheda del prodotto almeno una decina di nuove idee e ricette su come poter gustare in modo nuovo ed alternativo, deliziandosi in modo veramente diverso con questa meraviglia di Calabria.

Un motivo in più per il quale la ‘nduja è stata introdotta fra i prodotti dell’Arca del Gusto di Slow Food, progetto nato per il recupero e la salvaguardia di piccole produzioni di eccellenza gastronomica, minacciate dall’agricoltura industriale, dal degrado ambientale e dall’omologazione.

Ecco cosa significa quando si lavora per il prodotto e per il cliente!!

 

Miele piccante, sciroppo alla propoli, miele di fichi: in Calabria si va oltre la dolcezza dei mieli tradizionali!!

Perché è il caso di parlare del miele di Calabria?? In fin dei conti si tratta di un prodotto che ha radici antichissime, che si perde nella notte dei tempi: già i greci, infatti, lo consideravano “il cibo degli dei”, Pitagora lo raccomandava come elisir di lunga vita mentre Omero descriveva ampiamente la raccolta del miele selvatico. Nel periodo romano poi, se ne decantava l’importanza, visto che veniva anche importato in grandi quantitativi da Creta, da Cipro,dalla Spagna e da Malta.


In Calabria
questo nettare risulta oltremodo importante visto che le api vi trovano un habitat incontaminato e di ricchissima vegetazione: una delle motivazioni per la quale questa regione vanta il primato di produzione italiana. Inoltre è stato opportunamente sperimentato in altre varianti così come proposto da siti di vendita on line di prodotti tipici della regione, elaborandolo con altre eccellenze di Calabria, sì da stimolarne usi che vanno oltre quello più noto della  “pasticceria” in generale.

Va da se infatti che gli usi più scontati dei mieli nella regione sono quelli dolciari, e come merenda insieme al pane, dando così energia da vendere ai più piccoli. Il consumo di miele infatti era prevalentemente destinato alle ricorrenze, utilizzato per la preparazione di dolciumi tradizionali (pignolata, mostaccioli,ecc.).

Gradualmente se ne scoprirono gli usi medicinali e terapeutici (per curare ad esempio le affezioni bronchiali). Nella tradizione calabrese il miele era conosciuto come tale mentre la caratterizzazione dei mieli monoflora è subentrata in anni più recenti. Anticamente l’unica distinzione che veniva fatta era tra mieli “chiari” (agrumi, millefiori) e mieli “scuri” (castagno, melata, eucalipto). Le arnie, detti “bugni villici” erano ricavate da tronchi di alberi o “si fabbricavano con vimini di salice intrecciati” come è ripostato anche nel De re rustica di Columella. Dalla “pitta” (cioé il favo di miele) che si formava, si procedeva all’estrazione del miele che avveniva per torchiatura (torchi a mano).

 

Le tipologie di miele più comuni nella regione sono:

 

- il miele di agrumi: la denominazione generica di “agrumi” viene in genere preferita a quella specifica (arancio, limone, clementine) perché a livello analitico risulta impossibile discriminare la specie di provenienza, ovviamente mista. All’esame visivo questo miele cristallizza spontaneamente alcuni mesi dopo il raccolto. L’odore è di media intensità con caratteristiche note floreali che ricordano i fiori di zagara. con il tempo si sviluppa un odore meno floreale, più fruttato simile a quello della marmellata di arancio. Sapore dolce, odore fragrante e fresco, colore giallo paglierino tendente al bianco nello stato cristallizzato, ne rendono una unicità della regione;


- il miele di castagno: è il miele tipico delle aree collinari e montane calabresi. Si caratterizza per il suo colore scuro e sapore deciso e aromatico, che non incontra il gusto della maggior parte dei consumatori. Si può presentare liquido o cristallizzato, ha un sapore poco dolce, per non dire amaro, un odore pungente e tannico ed un colore essenzialmente scuro, tendente al marrone in cristallizzazione;


- il miele di eucalipto: la Calabria è una delle prime produttrici, tra le regioni italiane, di questo tipo di miele. Sapore dolce, odore aromatico, colore ambrato, a questo miele si attribuiscono proprietà terapeutiche particolari per la cura delle malattie da raffreddamento


- il miele di sulla; la Calabria, insieme ad Abruzzo, Molise e Sicilia), vanta una significativa produzione di miele unifloreale di sulla. La sulla (Hedysarium coronarium) è presente sia come foraggera che allo stato spontaneo sui terreni argillosi della zona. Le caratteristiche di questo miele, che cristallizza spontaneamente dopo alcuni mesi dal raccolto, sono apprezzate dai consumatori. Sapore dolce, odore originale e tipico, colore giallo paglierino.


- il miele millefiori: la produzione di questo tipo di miele avviene come si intuisce già dal nome, a partire dal nettare di fiori di piante quanto mai variabili, spontanee, coltivate e/o ornamentali. Le caratteristiche del prodotto sono perciò estremamente variabili a secondo delle diverse zone geografiche e del periodo di produzione in funzione delle specie vegetali in fioritura da cui le api raccolgono il polline. Ha un colore variabile, più o meno scuro a secondo delle zone, della stagione e dei fiori maggiormente presenti nel territorio. Lo stesso dicasi per il relativo odore e sapore.

 

- il miele di fichi (cotto di fichi): in Calabria questo prodotto è tipicamente ed impropriamente chiamato miele di fichi, ma non ha nulla a che fare con le api. Ma in cosa consiste? Il miele di fichi viene prodotto facendo bollire i fichi in un po’ d’acqua, tirandoli fino ad ottenere una densità molto simile a quella del miele: per ottenere un vasetto di estratto di fichi di 220 grammi, serve più di un kg e mezzo di fichi. Ma cosa rende speciale questo estratto? Sicuramente il fatto che è fatto esclusivamente con fichi dottati (uno dei più apprezzati in assoluto), aggiungendo  un po’ d’acqua durante la cottura. Nella tradizione gastronomica regionale, il miele di fichi viene usato in pasticceria, ad esempio nella produzione dei mostaccioli, cartellate, mandorlate, torrone, è ottimo su gelati e macedonie. Ma in realtà, questo estratto di fichi sta riscuotendo ultimamente enorme successo come ideale accompagnamento di formaggi freschi e carni, immancabile sui lampascioni fritti, come coadiuvante nel latte, è ottimo a colazione con tuorli d’uovo e zucchero montati. In passato veniva utilizzato come sedativo della tosse. Ancora, si presta come ingrediente per moltissimi usi, ma suggeriamo di provarlo assolutamente su un filetto di manzo: un filo di estratto, a mo’ di aceto balsamico, dona al filetto un gusto assolutamente inimitabile. Oppure sulla panna cotta. Una curiosità: tra gli antichi contadini calabresi, con le prime nevicate, vi era l’abitudine di preparare granite (chiamate scirubetta) con neve fresca e con il cotto di fichi.

 

- il miele piccante: una delle chicche evolutive della cucina calabrese, trattandosi di miele millefiori aromatizzato al peperoncino piccante. L’uso gastronomico lo consiglia abbinato a formaggi di grande spessore, preferibilmente a pasta asciutta accompagnandovi un vino di notevole struttura che possa reggere il confronto, per la preparazione di esclusivi pre-pasto..

 

- lo sciroppo propoli e miele: ecco dove si uniscono la delicatezza del miele e le proprietà terapeutiche della propoli a salvaguardia delle vie respiratorie, essendo un antibiotico naturale protettivo dai molti microrganismi che si possono incontrare durante le stagioni fredde; inoltre ha un’azione lenitiva sulle mucose: insomma un valido e naturale aiuto per tutto l’inverno; ottimo anche per chi vive in ambienti pieni di fumo.

 

Dunque, valide ed allettanti alternative per utilizzare il miele calabrese, in cucina….. ed oltre!!

 

 

Rifuggire dalle produzioni industriali: l’esempio dei buoni salumi prodotti in Calabria.

I salumi di Calabria risalgono al periodo della colonizzazione greca, preparati con carni provenienti da suini allevati in loco, con l’aggiunta di ingredienti aromatici naturali (cumino, pepe nero, pepe rosso, peperoncino). La loro stagionatura è variabile in funzione delle tipologie produttive da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 100 giorni. L’area di produzione (l’intera regione) e trasformazione è caratterizzata da un legame con l’ambiente determinato dal tipico clima del meridione italiano.

 

Fra i testimoni della loro bontà si annovera Giacomo Casanova che narra, nelle sue memorie, di aver banchettato presso la mensa del vescovo Francescantonio Cavalcanti. Qui li assaggiò con particolare godimento giudicandoli in assoluto i migliori.

 

Squisiti capolavori di genuinità che nascono dalla scelta accuratissima di carni caratterizzate dal miglior rapporto tra parti grasse e magre. Referenze prive di additivi, insaccati in budello naturale, vengono stagionati naturalmente in condizioni ideali di temperatura e umidità, senza avvalersi di mezzi meccanici che anticipano forzatamente il momento in cui possono considerarsi “a puntino” per il consumo domestico. Questa è l’essenza caratterizzante dei salumi calabresi, acquistabili on line su portali di prodotti tipici calabresi, i quali si approvvigionano presso locali macellerie piuttosto che presso salumifici, e che nel corso della loro attività hanno ottenuto rilevanti feed.back di affidabilità da parte degli utenti serviti in precedenza.

La relativa produzione e conservazione inizia nel periodo più freddo dell’anno, in inverno, proprio in prossimità delle festività natalizie, quando il clima rigido assicura, oltre che una più salubre lavorazione delle carni, una più semplice e veloce stagionatura. Da qui inizia poi il periodo di conservazione degli stessi, che se in passato avveniva in maniera particolare (conservazione in appositi contenitori di terracotta- i tarzaruli - con olio o grasso) nelle recenti tecniche prevede l’uso del sottovuoto, che garantisce l’eccellenza del prodotto nel corso dell’intero anno. Facile, dunque, che verso fine estate i menzionati portali si ritrovino in sottoscorta, visto che l’umidità dei mesi più caldi non favorisce la stagionatura ottimale, e ribadito il concetto che la tradizione della regione rifiuta l’ausilio di mezzi meccanici a tal fine.

 

Niente di trascendentale, per conservare una tradizione culinaria che si tramanda da anni, per non dire da secoli, e vista l’importanza che nella regione assume l’allevamento del suino dal quale, come da rinomata consuetudine “non si butta via nulla”. Qualità, schiettezza, gusto e salubrità delle varie tipologie che è oltremodo assicurata dallo specifico disciplinare, previsto dal Consorzio di Tutela dei Salumi di Calabria Dop, richiesto ed ottenuto dall’UNIONE EUROPEA con il Regolamento CE 134/98.

In particolare le quattro DOP dei salumi di Calabria tutelati dallo specifico consorzio di tutela sono:

 

- la salsiccia di Calabria DOP, salume dalla forma cilindrica, intrecciata nella caratteristica forma a catenella, a breve stagionatura ricavato dall’impasto delle carni della spalla e della sottocostola dei suini con lardo ed ingredienti aromatici naturali. La lavorazione inizia quando la temperatura interna è compresa tra 0° e 3°C. La percentuale di grasso contenuto nell’impasto deve essere compresa tra il 15 ed il 20 per cento. L’impasto viene insaccato in budella naturali di suino, successivamente forate e quindi intrecciate a mano nella caratteristica forma a catenella;

 

- la soppressata di Calabria DOP. Fare la soppressata è davvero un’arte. Essa si presenta di forma cilindrica e leggermente schiacciata della lunghezza di cm 15 circa e del diametro di cm 6 circa, con un peso variabile a seconda della pezzatura, è un salume simile alla salsiccia, ma più stagionato e di forma diversa. Caratteristiche tipiche: la goccia del primo taglio, indice di perfetta stagionatura e di qualità; l’aspetto compatto dal colore rosso naturale o rosso vivace uniforme; il sapore più o meno piccante, a seconda degli aromi utilizzati, con sapidità equilibrata;

- la pancetta di Calabria DOP. Ricavata dal sottocostato inferiore dei suini, è una pancetta tesa, ovvero si presenta in forma rettangolare. Il periodo di stagionatura è di almeno trenta giorni, in locali con umidità relativa e temperatura controllate. Una volta affettata, la pancetta si può mantenere in frigorifero, avvolta in un panno;

- il Capocollo di Calabria DOP è un prodotto di salumeria dalla forma cilindrica, ottenuto dalle carni della parte superiore del lombo dei suini, avvolto in pellicola naturale e legato a mano con spago. Alla vista presenta un colore roseo o rosso più o meno intenso, per la presenza di pepe nero o peperoncino rosso macinato. Al taglio si presenta di colore roseo vivo, con striature di grasso proprie del lombo suino. Il sapore è delicato e si affina con la maturazione, il profumo è caratteristico e di giusta intensità. Una volta affettato, il Capocollo si può conservare in frigorifero, ma per un arco di tempo inferiore.

La ‘Nduja: anche se non può annoverarsi tra i menzionati salumi dop della regione, senza dubbio rappresenta uno dei più rinomati prodotti tipici calabresi. Un terzo di peperoncino, due terzi di carne di maiale e una leggera affumicatura…così nasce la nduja. Morbido e particolarmente piccante è un alimento tipicamente associato, come avviene per il peperoncino, a tutta la Calabria. Preparata con le parti grasse del suino, con l’aggiunta del peperoncino piccante calabrese, è conservata nel budello cieco (orba), per poi essere affumicata.

 

Una vera festa ed esplosione di sapori naturali, dunque, che allieta ogni mensa, gratificando in modo esclusivo il palato, ed elevando ogni occasione di consumo e lieto convivio.