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Mini glossario delle stampanti: il toner rigenerato e compatibile.

Se state leggendo queste righe vuol
dire che: a) avete una stampante laser; b) probabilmente acquistate consumabili
non originali, magari on line; c) non avete ancora le idee del tutto chiare
sulle differenze tra i diversi tipi di cartucce che vengono indicate nei sempre
affollati cataloghi.

Toner compatibile? Rigenerato?

Se volete sapere come scegliere ciò che
più fa al vostro caso, bene: siete arrivati nel posto giusto.

Cominciamo con ordine: se ci viene
proposto di acquistare un
toner
compatibile
, dobbiamo sapere che abbiamo di fronte un produttore che ha
preso una stampante laser come la nostra e ne ha studiato le cartucce
originali, e ne ha prodotta in proprio una identica, o quasi. Perché quasi?

La maggior parte delle cartucce toner compatibili in
commercio sono in effetti delle repliche uno a uno di quelle originali, ma
alcuni produttori, nel momento in cui si siedono al tavolo da disegno, possono
aver migliorato in qualche modo il disegno originale, ad esempio per aumentare
la quantità di polvere che può essere contenuta, oppure per garantire un
funzionamento migliore. Naturalmente è vero che l’originale in genere è già un
prodotto ben progettato e ottimizzato, ma l’attenzione alla massima durata
della cartuccia cui facevo riferimento poco sopra è molto probabile che non
fosse in cima alla lista delle proprietà del costruttore originale, che ha
tutto l’interesse a venderci più cartucce possibile. Quindi qualche margine di
miglioramento, dal punto di vista dell’utente c’è, e chi si pone in concorrenza
con gli originali può cercare di sfruttarlo.

Per le grandi case produttrici di
stampanti questa concorrenza è molto fastidiosa, anche perché la maggior parte
dei ricavi vengono ottenuti dalla vendita delle cartucce, più che delle
stampanti, che ormai vengono proposte a prezzi relativamente stracciati. La
soluzione è ricorrere ad uno strumento piuttosto efficace, ovvero il brevetto.
Certe funzionalità delle cartucce possono essere state, per così dire,
inventate da un produttore, che quindi può vantare un diritto su di esse e
impedire ad altri di fabbricare una cartuccia uguale, o anche solo che funzioni
in maniera identica all’originale. A questo punto produrre una cartuccia
compatibile sarebbe di fatto illegale, ma non siamo ancora alla fine dei
giochi. Infatti esiste ancora la possibilità di comprare o recuperare le
cartucce originali dopo che sono state usate (ricordate quando raccoglievamo i vuoti
delle bottiglie di vetro?), e poi rimettere a nuovo queste cartucce. Il
brevetto proibisce di fabbricare una cartuccia uguale all’originale, ma nulla
vieta di prendere una cartuccia originale, riempirla con del nuovo inchiostro e
rivenderla. E questo è ciò che viene fatto. Ovviamente la
rigenerazione di un toner è un’operazione un po’ meno banale di
come l’ho descritta adesso. Le cartucce toner per le stampanti laser non sono
dei semplici contenitori per l’inchiostro, ma contengono delle parti attive nel
funzionamento della stampante. Alcune di queste parti si consumano con l’uso, e
vanno sostituite, prima di immettere il nuovo inchiostro. Altre parti sono
molto delicate e non vanno neppure toccate, e occorre fare attenzione a non
danneggiarle. Quindi anche la 
cartuccia
rigenerata
è un prodotto che contiene molta tecnologia, e va
acquistata da produttori seri e affidabili. Diffidiamo del fai-da-te! (almeno in
questo campo).

La buona notizia è che i produttori di
stampanti spesso usano la stessa cartuccia per i toner “ad alta durata” e per
quelli normali, che sono semplicemente venduti… mezzi vuoti! Quindi il
produttore di
toner
rigenerato per stampante laser
può facilmente inserire una
buona quantità di inchiostro nella cartuccia, senza grosse differenze di costo.

Riassumendo: i toner compatibili sono
oggetti nuovi di fabbrica, ma con un marchio diverso dal produttore della
stampante, generalmente simili alle originali ma non necessariamente identiche;
mentre i toner rigenerati sono prodotti originali, già utilizzati, recuperati e
revisionati, infine riempiti nuovamente di inchiostro, quindi funzionalmente identici
agli originali. Rivolgiamoci a produttori seri e potremo sempre scegliere con
tranquillità, valutando chi ci proponga le offerte più convenienti.

 

Ufficio stampa Leading the way esperta
nella consulenza per la vendita di
cartuccia

Ricaricare la cartuccia di una stampante: la prova dei fatti

L’articolo di oggi è dedicato ad un tema che sta


certamente a cuore a molti di noi, in quanto si rapporta molto direttamente con
il nostro portafoglio… Dal momento che tutti utilizziamo quotidianamente una
stampante, sia a getto d’inchiostro, sia a tecnologia laser, ci dobbiamo
confrontare con la necessità di acquistare cartucce e toner che rappresentano
in genere un costo simile a quello dell’intera stampante.

Una possibile soluzione è ricorrere ai kit di ricarica per la cartuccia
stampante
, con i quali è possibile reintrodurre del nuovo
inchiostro nella cartuccia ormai esaurita. Poiché il costo di questi kit è
normalmente piuttosto basso, questa soluzione appare assai attraente, ad un
primo sguardo.

Per potervi riportare un’informazione
adeguatamente circostanziata, ho fatto prima una rapida ricerca in rete per
capire, in teoria, cosa va bene e cosa magari no: la prima considerazione è che
i costi di acquisto dei kit sono universalmente molto bassi, anche se
confrontati con i prodotti compatibili o rigenerati; fin qui tutto bene. Ma
subito cominciano ad apparire le prime perplessità: ad esempio i kit di ricarica per i toner consentono di riempire la cartuccia di inchiostro, ma non di
sostituirne tutte quelle parti che vanno incontro ad usura e che generalmente i
produttori di rigenerato dichiarano di sostituire nei prodotti venduti al
pubblico. Quindi, almeno per i toner, la ricarica dovrebbe essere applicabile
solo per un numero limitato di volte, nella migliore delle ipotesi. Inoltre la
polvere usata per ricaricare il toner è da molti considerata tossica (forse
anche cancerogena), e quindi è raccomandabile molta attenzione nell’affrontare
la ricarica di un toner laser. Le cartucce per le stampanti a getto
d’inchiostro sono certamente più sicure per la salute, perciò, per passare alla
verifica pratica della mia indagine, punto su questo tipo di prodotto. La
stampante scelta è un modello Epson.

Acquisto l’inchiostro cartuccia e scopro che questo è specifico per ogni modello e marca di stampante, quindi,
se possedessi diverse stampanti, dovrei acquistare gli inchiostri per ciascuna
di esse. Leggo le istruzioni ed inizio la procedura: devo aprire la cartuccia
per poter versare all’interno l’inchiostro, perciò mi armo di un piccolo
cacciavite e attacco il coperchietto della cartuccia. La cartuccia però non era
completamente vuota e qualche goccia di inchiostro esce dalla stessa e imbratta
la mia scrivania: avevo preventivato di macchiarmi le mani, ma questo
inconveniente mi costerà poi una buona mezz’ora a base di alcool e olio di
gomito, per ripulire la scrivania. Verso l’inchiostro, lentamente e con molta
attenzione sulla spugnetta interna, lasciando che lo assorba piano piano,
tuttavia una parte della spugna si è visibilmente seccata ed infatti non
assorbe l’intera quantità di liquido che avrebbe dovuto. Ci vuole pazienza, se
si versa l’inchiostro troppo velocemente si rischia di versarlo ovunque e
potrebbero restare intrappolate delle bolle d’aria che impedirebbero il
regolare funzionamento della stampante. Con non poca difficoltà rimetto il
coperchio al suo posto e mi accingo al secondo passo: la mia cartuccia ha al
suo interno un piccolo chip che calcola quanto inchiostro rimane, basandosi sul
numero di pagina che sono state stampate, occorre quindi farle dimenticare che
la cartuccia è già stata usata fino a esaurimento, o la stampante continuerà a
crederla vuota. Occorre un accessorio speciale, il resetter, che mi
accorgo di non avere nel kit che ho preso; sospendo l’esperimento e vado a
procurarmi il resetter, scoprendo che il suo acquisto annulla praticamente
tutto il presunto risparmio della faccenda: in teoria potrei utilizzarlo per le
prossime ricariche, ma se cambiassi stampante?

Torno alla mia cartuccia, deciso ad andare fino in
fondo: il reset è abbastanza semplice, accosto il marchingegno alla cartuccia,
premo un tasto e zap, riporto il contachilometri a zero. Rimonto
trepidante la cartuccia nella stampante, attendo che carichi la vecchia-nuova
cartuccia, e poi effettuo un ciclo di pulizia, come consigliato nelle
istruzioni. Lancio una pagina di testo in stampa: il risultato contiene un
sacco di righe vuote, decisamente non ci siamo. Ripeto con accanimento parecchi
cicli di pulizia, ma, al di là del fatto che una buona parte dell’inchiostro se
ne sarà già andata così, alla fine il risultato migliora solo di poco. Può
andare bene per una bozza, ma non è assolutamente presentabile, soprattutto in
un ambito professionale o semi professionale.

In conclusione, mi sento di sconsigliarvi di
provare a  ricaricare una cartuccia
stampante
, in quanto i risultati sono di bassa qualità, occorre
investire una discreta quantità di tempo, ci si sporca, e, per i toner laser,
potrebbe anche essere nocivo alla salute.

 

 

Ufficio stampa Leading the way esperta nella
consulenza per la vendita di
cartucce
compatibili

 

Recita l’adagio: un soldo risparmiato è un soldo guadagnato…

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Al giorno d’oggi le stampanti hanno raggiunto dei
costi d’acquisto certamente accessibili ai più, tant’è vero che la stampante è
ormai considerata alla stregua di un accessorio di serie di qualunque sistema
di pc desktop casalingo. Tuttavia i costi di esercizio di questo accessorio
possono arrivare ad essere tutt’altro che irrisori, sopratutto se della
stampante si fa un uso moderato o intenso.

La prima considerazione che dovrebbe fare chi preveda
di elaborare qualcosa di più di una stampa ogni tanto, è nella scelta del
modello di stampante da acquistare, se orientarsi verso una inkjet o una laser.
La seconda ha un costo molto più alto, ma può garantire un minor costo per
pagina stampata e più ampi intervalli di tempo tra le sostituzioni dei toner
esauriti, rispetto a quanto richiederebbe una stampante a getto d’inchiostro.
Ad esempio,  ho un toner Brother che ha una durata di circa 4000 pagine (alcuni arrivano anche al
doppio, superiore di almeno un ordine di grandezza a quanto potrebbe fare una cartuccia stampante Brother.

A prescindere dal modello che si possiede, per entrambe
le tipologie di stampante è possibile adottare alcune piccole astuzie per
ridurre la spesa cui andremo incontro nell’uso. I driver di tutte le stampanti
offrono una serie di opzioni con le quali sarebbe bene acquisire un minimo di
dimestichezza: vediamone alcuni.

Innanzitutto esiste una funzione molto utile che
permette di stampare solo le pagine pari o solo le pagine dispari di un
intervallo: quindi se dobbiamo stampare ad esempio 50 pagine, stamperemo prima
solo le 25 pagine dispari (a partire dalla pagina uno), poi prenderemo i nostri
fogli, li reinseriremo nel cassetto di alimentazione della stampante avendo
cura di voltarli, e infine stamperemo le 25 pagine pari (a partire dalla pagina
due), che andranno a finire sulla facciata opposta dei fogli già stampati. Alla
fine avremo ottenuto una bella stampa fronte/retro che ci permetterà di
risparmiare la metà dei fogli – ricordiamoci che la carta costa ed è anche
ingombrante. Se non abbiamo l’esigenza di ottenere alte qualità di stampa,
potremo poi attivare la modalità bozza, che utilizzando molto meno inchiostro
realizzerà una bella economia in questo senso, al prezzo solo di una stampa un
poco meno definita. Allo stesso modo, evitiamo il colore impostando la modalitÃ
bianco/nero, quando possibile, dato che le cartucce per il colore hanno un
costo molto più elevato del nero.

Per i più avventurosi e per chi non vuole lasciare
proprio nulla di sprecato, esiste anche la possibilità di stampare più pagine
su un unico foglio: se si ha buona vista è possibile arrivare ad avere 4 pagine
stampate su una sola facciata di foglio A4, anche se in questo caso sarÃ
opportuno evitare la modalità bozza per non compromettere eccessivamente la
leggibilità dei nostri documenti.

Un’altra area in cui è possibile fare veramente la
differenza è nella scelta delle cartucce da acquistare: gli originali hanno
notoriamente un prezzo molto superiore al reale valore offerto, ma per fortuna
esistono valide alternative sul mercato. Per risparmiare sceglieremo una
cartuccia compatibile oppure una cartuccia rigenerata, con la tranquillità che
le aziende sul mercato hanno ormai diversi anni di esperienza alle spalle e
possono offrire prodotti che non solo uguagliano gli originali, ma non di rado
li superano. Questo è vero quasi sempre se consideriamo la loro durata in
termini di pagine che è possibile stampare dalla stessa cartuccia o toner, e lo
è molto spesso anche sul fronte della qualità delle stampe. Quando possibile
cerchiamo sulle confezioni le certificazioni di qualità internazionali (le
famose sigle ISO 9001, ISO 14000, STMC) e l’indicazione dell’uso di buoni
inchiostri (ad esempio made in USA), e potremo stare tranquilli.

E’ invece meglio evitare le ricariche fai-da-te
sia per le cartucce che per i toner, in quanto, a fronte di un costo veramente
irrisorio, è difficile ottenere dei risultati accettabili; comunque proprio per
il costo così basso nessuno ci vieta di fare qualche esperimento senza troppe
aspettative, almeno nel caso delle cartucce a getto d’inchiostro. Per i toner
laser sarà meglio fare un po’ più d’attenzione, visto che possono essere
discretamente tossici e nocivi per la nostra salute.

Infine, un modo per risparmiare ancora sul prezzo
è quello di fare gli acquisti on-line: si possono comparare in attimo molte
offerte per trovare la più vantaggiosa, in pochi minuti e senza nemmeno
muoversi da casa. Io, per esempio, ho provato a dare a Google la chiave cartuccia compatibile Brother e sono saltati fuori quasi 200′000
risultati, i primi dei quali tutti rilevanti.

Le soluzioni per risparmiare quindi esistono, e
sperimentando un poco potremo trovare quali si adattino meglio alle nostre
esigenze. Impariamo a fare un uso più consapevole degli strumenti che abbiamo a
disposizione, e saremo ricompensati per il piccolo sforzo in più.

 

Ufficio stampa Leading the way esperta nella
consulenza per la vendita di
toner laser

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Vi aspettiamo! :) http://www.geeksource.eu

Guida (ragionata) alla scelta della cartuccia.

No, le cartucce delle quali vi voglio parlare oggi
non sono quelle che Zebulo MacCahan avrebbe infilato nel fido fucile per
mettere in fuga i cattivi di turno in “Alla conquista del West”… Sono
piuttosto quelle scatolette delle quali la nostra stampante non sembra mai
esser sazia, e alle quali ci affidiamo ogni qualvolta ci serve una bella pagina
stampata, magari con un po’ di grafica e magari anche a colori.

Il bello delle stampanti inkjet, o se preferite l’italico
idioma diremo “a getto d’inchiostro”, è che hanno da tempo raggiunto ottime
prestazioni (ormai ci si può tranquillamente stampare le foto a casa), e che
costano relativamente poco. Tutto bello? Be’ sì, se dopo aver comprato la
nostra stampante, la parcheggiamo in un angolo della scrivania e le diamo
corrente giusto una volta di tanto in tanto. Ma se invece vogliamo usarla
davvero, ci accorgeremo ben presto che l’inchiostro nella cartuccia della
nostra stampante evapora più rapidamente della benzina nel serbatoio di una
vecchia Chevrolet anni ‘70. Quindi non passerà molto tempo prima di dover
pensare a rimpiazzare la cartuccia ormai vuota, e qui arrivano i nostri, cioè
arrivano questi appunti che dovrebbero aiutare a rendere le idee più chiare su
cosa si può comprare e perché.

Allora, sfogliando un qualsiasi catalogo di per la
vendita di una cartuccia
hp
, scopriremo facilmente che esistono diversi tipi di cartucce
che potremo acquistare.

Innanzitutto ci sono i ricambi originali:
normalmente costano molto, durano poco e fanno molto meglio alle casse dei
produttori di stampanti che alle tasche degli utenti.

Poi ci sono le cartucce compatibili: sono prodotte
da altre aziende, riproducendo fattezze e funzionalità di quelle originali,
hanno costi molto più accessibili e, se ci si rivolge alle fasce di prodotti
meno estreme nei prezzi, offrono qualità di stampa spesso indistinguibili dagli
originali. Infatti sono prodotte da aziende specializzate in questo tipo di
prodotti, che riescono a tenere prezzi di vendita relativamente bassi proprio
grazie al fatto che, occupandosi solo di cartucce, non devono sobbarcarsi i
costi per la progettazione e la vendita delle stampanti.

Non tutte le cartucce possono essere riprodotte
liberamente, grazie a quell’invenzione benedetta per taluni e infernale per
tal’altri che si chiama brevetto, ma anche in questi casi esiste un’alternativa
agli originali.

Un esempio è il toner hp .

L’alternativa è, in effetti, rivendere l’originale
stesso. Mi spiego: una volta che la cartuccia si è esaurita, qualcuno si
preoccupa di raccoglierla (e qui apro una parentesi per ricordare a tutti che
le cartucce sono rifiuti “speciali” e non andrebbero mai gettate nel cestino
insieme a tutta l’altra immondizia); la cartuccia stampante hp recuperata viene poi rimessa a nuovo, viene riempita di inchiostro e viene
impacchettata per essere rivenduta. Insomma, una sorta di “usato
ricondizionato” che, se il rivenditore è appena un poco più onesto dei
commercianti di auto usate, è in grado di svolgere ancora in maniera egregia il
proprio compito. E ancora una volta può farci risparmiare qualche monetina per fare ingrassare il nostro
maialino salvadanaio.

L’ultima soluzione che potrebbe esserci proposta è
quella dei kit di ricarica, per farsi quanto detto sopra direttamente a casa
propria. Qui l’argomento si fa alquanto spinoso, più di un cactus del deserto
messicano. Infatti l’operazione di ricarica va fatta a regola d’arte e bisogna
avere molta manualità , sicuramente una cartuccia ancora in buono stato e il
giusto inchiostro cartuccia. Mettiamoci anche un po’ di fortuna, e forse
riusciremo ad ottenere lo stesso risultato che industrialmente viene realizzato
con macchinari automatici dalla tecnologia molto sofisticata. La cosa che vi
posso garantire è che, alla fine di tutto, avrete una bella macchia di
inchiostro sulle dita.

Ok, spero che queste righe non vi abbiano confuso
del tutto le idee; adesso è tardi, ho finito il caffè e torno a sognare le
avventure dello zio Zeb…

Ufficio Stampa della Leading the way esperti nella
consulenza della vendita cartucce

Spigolature attorno al tema dei toner per le stampanti laser…

Oggi vi voglio parlare di un argomento assai spinoso, una di
quelle classiche cose di cui “si dice…”, “si sa…”, ma di cui in realtÃ
nessuno vuole dire apertamente come stiano le cose. Il titolo vi dovrebbe aver
già messo su una buona pista, in fondo in molti hanno o hanno avuto a che fare
con stampanti laser, fotocopiatrici o simili, e la parola “toner” dovrebbe
suonare sufficientemente familiare.

Per chi proprio non ha mai sentito parlare di toner stampante
laser
, nessuna paura. Nella buona sostanza, si tratta di una
scatoletta (in effetti di qualcosa di più, ma questa è un’altra storia…), che
contiene l’inchiostro utilizzato dalla stampante per funzionare. Questo
inchiostro non è un liquido, bensì una polvere, e questa è una precisazione che
tra poco assumerà molta importanza per noi.

Finché ci limitiamo ad acquistare un toner nuovo a ricambio
e lo infiliamo così com’è nella stampante, nulla di male. Il problema inizia
quando cominciamo a pensare che questo benedetto toner stampa sì un sacco di
pagine, ma quanto costa!

A questo punto della storia compare un nuovo personaggio:
l’amico informatico.

Dice: ”Ma che li spendi a fare tutti quei soldi? Fai come
me, io il toner me lo sono ricaricato e ho speso una sciocchezza!”.

Ottimo. Allora acquistiamo la magica ricarica per il toner,
una boccetta piena di polvere nera, con uno spiccio manuale di istruzioni per
la riuscita dell’operazione. Al di là delle concrete possibilità di ottenere,
dopo una serie di operazioni come forature del toner (nel punto giusto, senza
fare trucioli, senza toccare le parti all’interno eccetera) una cartuccia
funzionante bene come quella nuova (personalmente ho fatto qualche esperimento
con un toner
stampante hp
), il problema è: ma sappiamo che cosa stiamo
maneggiando? No?

Lasciando stare una serie di sostanze chimiche più o meno
tossiche (in fondo a nessuno dovrebbe venire in mente di usarlo al posto dello
zucchero nel caffè), il vero problema è rappresentato da due componenti, cioè
dal nerofumo e dal cromo esavalente. Infatti la seconda di questa sostanze è
fortemente irritante, ed entrambe hanno un alto potenziale cancerogeno. Finché
se ne restano appiccicati ai nostri fogli di carta sono inoffensivi, ma se
cominciano ad andarsene in giro per l’aria che respiriamo e si fanno strada
verso i nostri polmoni, allora possono essere guai seri.

Un consiglio: se non abbiamo potuto resistere alla
tentazione e ci è caduta un po’ di polvere in terra, non utilizziamo il
Folletto per ripulire. Pensiamo che il toner è talmente sottile che non viene
neppure trattenuto dai filtri di un comune aspirapolvere, che quindi si
limiterebbe a sparpagliarlo nell’aria tutt’intorno. Molto meglio armarsi di
tanta pazienza e olio di gomito e ripulire usando uno straccio bagnato.

Usiamo sempre dei guanti in lattice, mentre le mascherine
per il viso sono del tutto inutili e non ci proteggerebbero dalle polveri.

Cercando in rete si trovano molte testimonianze che
potrebbero farci vedere quella che sembrava un’innocua cartuccia sotto una luce
del tutto nuova. Tutto sommato, non è forse meglio accontentarsi di una buona cartuccia toner
stampante
compatibile, che già ci fa risparmiare un po’ di quattrini
senza per questo costringerci a farci venire il mal di testa per
forare-riempire-pulire, sempre rigorosamente in apnea, che è meglio non
rischiare?

Meditiamo, gente, meditiamo…

Come scegliere la cartuccia più adatta per una stampante Canon

Le stampanti Canon sono certamente nel novero dei modelli più diffusi a tutti i livelli di utilizzo, dall’utente domestico allo studio professionale all’azienda. Seguendo un trend ormai universale per queste tipologie di prodotti, il loro costo d’acquisto è piuttosto contenuto, sopratutto se rapportato alle capacità di stampa che sono oggi in grado di offrire. Ormai non è difficile ottenere risultati semiprofessionali per le proprie stampe fatte in casa. Tutto bene, dunque? Sì… e no.
La scelta che permette di avere un prezzo così basso per la stampante in se’ è quella di venderla sì a prezzo di costo o quasi, quindi con margini minimi, ma di rifarsi poi con la vendita delle cartucce e dei toner di ricambio, proponendoli a prezzi decisamente alti rispetto al loro reale costo industriale. La logica è che, una volta che ho comprato la mia stampante Canon, se voglio farla funzionare devo necessariamente acquistare le cartucce d’inchiostro che la Canon mi vende.
Ma esiste un’altra possibilità , anzi due. Infatti da molti produttori indipendenti è stata immessa sul mercato la cosidetta cartuccia compatibile Canon, come anche le cartucce rigenerate. Ho detto compatibile? Rigenerate? Ma poi funzioneranno per davvero? Forse è meglio fare un po’ di chiarezza: in due parole, per cartuccia compatibile si intende una cartuccia Canon fabbricata da qualcuno che non è la Canon stessa, ma naturalmente identica all’originale, mentre una cartuccia rigenerata è, per così dire, “l’usato ricondizionato” delle stampanti: le cartucce esaurite vengono raccolte, ripulite, riempite di buon inchiostro e impacchettate sugli scaffali dei negozi, pronte a stampare ancora tante pagine. Si tratta di due soluzioni radicalmente diverse da un punto di vista concettuale e dei processi che comportano per le aziende che le commercializzano, ma il risultato che raggiungono è sostanzialmente identico. Per cominciare questi produttori, non dovendosi rifare dei costi per la vendita delle stampanti a prezzi stracciati, possono vendere le cartucce ad un prezzo sensibilmente inferiore all’originale (e naturalmente ci guadagnano ancora, e bene). In secondo luogo, per quanto gli inchiostri usati siano di qualità (in fondo anche la Canon non se li fa in casa, ma va a “fare la spesa” dagli stessi fabbricanti specializzati in inchiostri per stampanti), non costa poi molto riempire le cartucce ben bene, più di quanto faccia la Canon, che ha tutto l’interesse che le cartucce non durino poi troppo a lungo. Risultato: il cliente della cartuccia per stampante Canon è contento perché sente di risparmiare ancora di più, e il produttore del compatibile/rigenerato vince la concorrenza con l’originale.
Attenzione solo a non scegliere le marche che puntano troppo al ribasso: come ho detto prima il margine di risparmio degli alternativi sta nel non doversi caricare dei costi di progettazione di sofisticate stampanti, mentre le cartucce devono essere progettate e realizzate con la stessa cura di quelle che andranno a sostituire, per poter svolgere altrettanto bene il loro servizio. Diffidate di chi vi vende alla metà della metà di quello che fanno la maggior parte degli altri, che comunque è già molto meno degli originali, perché a questo punto è possibile che si sia risparmiato anche sulla costruzione della cartuccia e probabilmente non è questo che vogliamo.
Quindi il consiglio finale è: non preoccupiamoci troppo dei termini che troviamo nelle descrizioni dei listini per cartucce e toner; per essere sicuri di non incappare in cartucce di qualità più bassa rispetto all’originale scegliamo semplicemente le marche che, tra le offerte alternative, costano un po’ di più e saremo sicuri di avere un prodotto efficace, affidabile e che ci avrà fatto risparmiare un bel po’ di quattrini.
Con buona pace di chi continua a comprarsi la cartuccia Canon …

Ho comprato una nuova stampante Epson, ma perché le cartucce compatibili non funzionano? I consigli per non sbagliare.

Il mercato delle cartucce compatibili
o rigenerate per le stampanti a getto d’inchiostro e dei toner per stampanti
laser è fiorito di numerose proposte alternative agli originali, potendo
contare su una domanda sempre alla ricerca di una risposta al perché dopo aver
acquistato una stampante ci si veda costretti a spendere quasi altrettanto ogni
qualvolta occorre sostituirne le cartucce.

Epson è certamente un marchio di
riferimento nel settore delle stampanti, grazie alla qualità e professionalitÃ
dei risultati che consente di ottenere con i propri prodotti. In questo senso
esso è un banco di prova impegnativo per chiunque voglia proporre una cartuccia compatibile
Epson
alternativa agli originali.

Occorre ricordare che le cartucce
Epson contengono un piccolo chip che le rende, per così dire, “intelligenti”,
comunicando alla stampante alcune informazioni ad esempio sul livello
d’inchiostro residuo nella cartuccia. Questo chip rende decisamente più
difficile sostituire la cartuccia o il toner originali con un prodotto
funzionalmente equivalente.

Per rigenerare una cartuccia
Epson
infatti, dopo averne ripristinato il
contenuto d’inchiostro e, se si tratta di un toner epson,
averne revisionato le parti soggette ad usura, si deve procedere al cosiddetto
reset del chip della cartuccia, per far sì che la cartuccia non continui a
dichiarare alla stampante di essersi già esaurita. Per la cartuccia
compatibile, ovvero prodotta ex novo dal produttore alternativo, la difficoltÃ
consiste nel riprodurre correttamente la funzionalità del chip per evitare quei
problemi di compatibilità che frequentemente affliggono le cartucce di minore
qualità .

Un esempio per tutti la Epson DX
4400
, sulla quale sono stati utilizzati diversi firmware, in particolare a
partire dal febbraio 2007
, per cui una cartuccia potrebbe funzionare
correttamente su alcune stampanti e dare problemi su altre. Per risolvere il
problema è sufficiente verificare quale versione del firmware si possiede e
quali compatibilità abbia la cartuccia
compatibile stampante Epson
che ci si accinge ad acquistare.